“L’esercito israeliano ha rivendicato l’uccisione mirata dei giornalisti di Al-Jazeera Anas Al-Sharif e Muhammad Karika, insieme ai cameramen Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa. Erano in una tenda usata dalla stampa all’esterno dell’ospedale Shifa di Gaza. Israele accusava Anas Al-Sharif di essere il capo di una cellula di Hamas senza però mai fornire prove credibili. E questo comunque secondo Israele giustificherebbe l’assassinio di altri 4 operatori dell’informazione?”. Lo affermano, in una nota, Alessandra Costante e Vittorio di Trapani, segretaria generale e presidente della Fnsi.
“Del resto – proseguono – non è la prima volta che Israele giustifica l’uccisione dei giornalisti a Gaza con l’accusa di complicità con Hamas. La novità questa volta è che individua l’obiettivo militare chiamandolo per nome. A questo punto Israele ha il dovere di fornire le prove contro Anas Al-Sharif. Pubblicamente. E credibili”.
L’auspicio della Fnsi “è che tutte le organizzazioni internazionali dei giornalisti, quelle in difesa dei diritti umani e le istituzioni democratiche si uniscano nel pretendere che Israele le renda pubbliche e nel chiedere alla Corte penale internazionale di aprire una indagine su questa uccisione mirata. In assenza
di prove credibili – concludono Costante e Di Trapani -si tratterebbe di una confessione di una violazione di un diritto umano sancito in leggi nazionali e internazionali: la libertà di stampa. Si tratterebbe di una confessione di un crimine di guerra”.
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